IN COSA CONSISTE L’APPROCCIO SISTEMICO-RELAZIONALE
L’individuo viene considerato un “soggetto contestuale” (G. Bateson), la cui personalità si crea e si struttura nel tempo in base alle dinamiche interattive in cui la persona è coinvolta. Questo implica che l’attenzione non venga più posta sull’individuo ma sull’appartenenza dello stesso al contesto o ai contesti di cui egli è parte. Ciascun individuo è inserito all’interno di una rete di interazioni che lo mettono in relazione con gli altri soggetti e con il resto del mondo.
Notevole rilievo assume in tale senso il ruolo della comunicazione, che veicola sempre un messaggio in quanto “è impossibile non comunicare” (anche quando si sta in silenzio). Ogni movimento, ogni sillaba, ogni postura rappresentano un messaggio che comunichiamo agli altri e al mondo.
Questa nuova modalità di approcciarsi alla psicopatologia, implica che a concetti quali “diagnosi” e “sintomi” vengano attribuiti dei nuovi significati.
Essendo l’individuo inserito necessariamente in un contesto, qualsiasi sintomo da esso manifestato, rappresenta in realtà un messaggio che egli comunica a coloro che gli stanno attorno.
La psicopatologia del singolo è sempre connessa alle difficoltà riscontrate all’interno dei sistemi di relazione in cui il soggetto è coinvolto. Per la teoria sistemico-relazionale, le difficoltà di un signolo individuo sono sempre difficoltà dell’intero sistema.
CENNI STORICI DELL’APPROCCIO SISTEMICO
L’approccio sistemico-relazionale trae origine dalla filosofia greca, ed in particolare da Aristotele e da alcuni filosofi pitagorici. Tali pensieri furono successivamente ripresi nel ‘900 da alcuni studiosi che posero la loro attenzione sul binomio “struttura e sistema” degli esseri viventi. Due autori che pubblicarono le proprie riflessioni inerenti tale aspetto furono Aleksandr Aleksandrovič Bogdanov con “Tectologia” (Saggi di scienza dell’organizzazione, Theoria, Roma-Napoli 1988) con l’intento di ideare una scienza delle strutture, e Vladimir Vernadskij con i suoi lavori sulla Biosfera (Biosfera, “Nauč, him.-teh. Izd-vo”, Leningrad, 1926), intesa come caratterizzata dall’interconnessione tra tutti i sistemi viventi.
Tra gli anni ’40 e ’50 Ludwig von Bertalanffy elaborò la “Teoria dei sistemi” (General system theory. Foundations, development, applications, Penguin, London, 1968) sottolineando l’importanza dell’omeostasi, dell’autoregolazione e dell’apertura e chiusura dei sistemi viventi.
Un apporto notevole alla teoria generale dei sistemi fu il contributo di due studiosi cileni, Humberto Maturana e Francisco Varela, che hanno ampliato il concetto di auto-organizzazione (in cui sono inclusi le retroazioni e l’equilibrio dinamico).
Negli anni ’50 del secolo scorso, l’antropologo Gregory Bateson, assieme ad altri esponenti quali Jay Haley, Paul Watzlawick e il fondatore Don D. Jackson della loro sede di ricerca (ovvero Scuola di Palo Alto) si dedicarono allo studio della comunicazione e alla funzione che essa ricopre all’interno delle interazioni.
